L’arte dell’attesa

Siamo ancora a Whitstable, il tempo sta migliorando dopo quattro giorni di vento e mare molto forte.

Abbiamo cercato di non rendere vana l’attesa, che porta cose importanti e diventa foriera di nuovi incontri.

Non a caso la nostra barca è stata costruita nella Art Waiting Room di Lago, dove Clodia è diventata l’argomento per cambiare il punto di vista su alcuni aspetti del nostro vivere.

La lentezza del nostro viaggiare è attesa. Attendere insegna ad essere pazienti, ad ascoltare. Si parla poco e ci si riposa. A Withstable accade questo, dobbiamo attendere e lo facciamo con attenzione.

I giorni in cui siamo stati ospiti di Johnny Green si sono rivelati un carico di energia, di racconti importanti su come anche i Clash, in fondo, fossero in sintonia noi: si stupivano di chi chiedeva loro autografi, dicendo “potete farlo anche voi!”

Johnny vive sereno con la sua famiglia scrivendo libri sul ciclismo.

Suo figlio Earl pedala verso Canterbury ogni giorno, andata e ritorno per insegnare Inglese a stranieri. È una persona bella, pulita, generosa, così come Ginette, Ruby e Polly.

Una famiglia davvero ricca dentro. Grazie di cuore!

Allo Yacht Club di Withstable ci hanno veramente trattato con affetto, offrendoci una camera calda in questi giorni gelidi con vento da nord a 30-40 nodi (la raffica più forte a 48). Non è poco.

Siamo qui da sette giorni: sembrano tanti ma sono volati. A volte ci torna a trovare Johnny che racconta, ovviamente, nuove storie punk.

Poi arrivano vecchi maestri d’ascia che costruivano le barche per la pesca alle ostriche: sono vecchiotti forti, un po’ paonazzi e allegri, però col naso triste.

Ci mostrano foto bellissime della baia di Whitstable con centinaia di Oysters Smacks ormeggiate. Che barche particolari, che lavoro e che tempi di arte della navigazione a vela.

Joseph Conrad diceva che ci sono uomini di mare e uomini di terra (sottintendendo che questi ultimi sono spazzatura, tanto per usare un eufemismo).
 
 
Oggi siamo stati a Faversham accompagnati da Bob, un amico segnalatoci da Caroline, amica di Phyllis Poltock. Nel cantiere di Bob abbiamo trovato un sacco di equipaggiamento nautico per Clodia che non potremmo permetterci di comprare altrove ovviamente, compresi due giubbotti per soli 20 pounds ed il riflettore radar.

Le barche sono straordinarie: centinaia, di legno, costruite dal 1800 in poi.
Thames Barges, Oysters Smacks, rimorchiatori forzuti costruiti con ferro “che non conosceva ancora la ruggine”, per dirla con il grande architetto navale Carlo Sciarrelli.

È il paradiso dei navigatori!

Domani mi farò un giro, mordendomi le mani e facendomi trascinare via da Jacopo a forza per non innamorarmi di qualche vecchio yawl.

Anche Faversham è bellissima, con molte case medievali e del ’500. È stata la prima città fondata dai romani in Inghilterra e il Creek, il canaletto, che vi arriva si asciuga completamente per sei ore al giorno. Il porto è piccolo ma ricco di storia: anche la flotta di Enrico VIII si ormeggiò nel Creek. Qui, come a Withstable, incontriamo tanti personaggi che sembrano usciti da un racconto di Dickens.

Ma magari io vedo Dickens dappertutto…

Una piazza, finalmente, in un angolo di mondo dove “piazza” è una parola che non risulta pervenuta. Le strade sono state progettate per camminare spediti nel vento freddo.

Ma ci sono i pub, e c’è la birra. A Faversham si trova la più antica birreria d’Inghilterra, del 1698, la Sheperd Neame. In tutto il paese si respira birra, si sente il profumo del luppolo e del malto tostato. All’inizio fa impressione, sembra qualcosa di chimico, poi ti entra dentro e ti accorgi che è un elemento naturale.

Siamo entrati in un pub gestito da un personaggio straordinario che, se non bevi la sua birra (e che birra!) apprezzandola, ti caccia fuori… Dicono anche che se ordini birre costose e ti vanti troppo, lui ti lascia fare ma il giorno dopo viene sotto casa tua (lui sa…) e ti lascia un biglietto con scritto, in libera traduzione: “non mettere più piede nel mio pub, tamarro!”.

Sembra che parliamo di un pazzo, e forse un po’ lo è, però nel suo locale si sta bene e si paga il giusto: pare che ogni tanto ci vada anche il principe Carlo che si guarda bene dal trasgredire le regole per non farsi cacciare!

Domani viene una troupe della BBC per raccontare il nostro viaggio. Un vecchio pescatore ha raccontato a una loro reporter la storia di due matti che stanno veleggiando verso Istanbul per proteggere le acque… Questo il messaggio che è passato e da lì alla BBC il passo è breve. Qui succede. Sembra fantastico, o no!?

Siamo riposati e felici; a tutti voi che ci chiedete “a quando la traversata della Manica?”, rispondo: quando il mare ed il vento ci diranno di si.

Adesso bisogna attendere, anche per trovare lo skipper che dovrà guidare in Francia la barca per la troupe che Paolo Muran, il produttore del documentario, ha comprato per garantire le riprese. Monteremo al più presto un motore elettrico alimentato dai pannelli della SOLON: insomma va un pochino preparata.

Nella tabella di marcia avevo previsto che avremmo potuto stare fermi anche fino al 15 maggio, speriamo di starci. Chiedo scusa a Michele e Francesca che ci aspettano a Calais in bici e per la seconda volta vedono i programmi non rispettati. Scusate, in mare è diverso.

Da domani andiamo a Faversham, qui siamo stati ospitati troppo a lungo e troppo generosamente dal Whistable Yacht Club. Ci sentiamo un po’ imbarazzati!

A presto. Viva il Kent!
 
 
 
 

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5 Responses to “L’arte dell’attesa”

  1. Luca scrive:

    E’ un attesa carica di gioia, di curiosità e di voglia. Sono contento delle vostre parole perchè si percepisce la pazienza che conoscevano i nostri vecchi che ascoltavano e rispettavano la terra e che ora sembra perduta.
    Sono con voi.

  2. Lucagreyg scrive:

    Attendiamo con attenzione, anche noi da questo splendido sito molto interessante Bravi Giacomo & Jacopo .
    Non vedevo l’ora che attraversaste la manica per congratularmi con voi….sono costretto ad anticipare .
    Ieri sera radio2RAI ha annunciato la vostra impresa ….sarà la gelosia x la BBC.
    Buona Birra a tutti e due ……
    Giacomo bevine una in più così potrai continuare a essere il nostro Dickens….
    Magari fotografane qualcuna dicono che anche gli occhi vogliono la loro parte…
    Anche solo dalla foto ci si innamora dei vecchi yawl bisogna stare attenti a non innamorarsene hai ragione Giacomo ……..

    “La lentezza del nostro viaggiare è attesa. Attendere insegna ad essere pazienti, ad ascoltare. Si parla poco e ci si riposa. A Withstable accade questo, dobbiamo attendere e lo facciamo con attenzione. ”
    by Giacomo & Jacopo
    Buona Birra in attesa del Buon Vento……….

  3. michele scrive:

    Ciao ragazzi, noi chiaramente non potevamo aspettarvi a Calais, quindi nell’attesa abbiamo deciso di farci per ora 300 chilometri verso sud, ora siamo a Fecamp in piena Normandia, il tempo non è male ma è freddo e ventoso, in bici non è il massimo ma siamo degli audaci !!!

  4. gibe scrive:

    …mi raccomando:” sano stato di attesa ” W.Benjamin.

  5. Giacomo scrive:

    Grande razza di amici abbiamo, che comprendono la bellezza, la raffinata arte e la difficoltà di trasformare l’attesa in buona attesa..
    Luca, LucaGreyg Michele,Gibe. Grazie. in particolare a Michele che è li che pedala al vento e freddo e che ci aspetta. Ma sai come mi dispiace..come vorrei essere già lì.. E’ così.. attendiamo. ncora vento e pioggia oggi e tanta. Freddo di notte. Ma stiamo bene.
    A presto e al sole in alto i boccali. Anche se non è che beviamo tanto. Costa la birra qui.

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