Buon vento a un amico

Köln, ex Colonia Agrippina. Città ex-bellissima che 77 dissennati minuti di bombe, figlie di altre dissennate bombe, distrussero quasi totalmente un giorno del secolo scorso. Colonia aveva il più bell’acquedotto romano a nord del Reno (il Reno italiano, vicino a Bologna). I romani le acque le muovevano già. Meglio di noi forse. Con molto più rispetto.

Scrivo dal Reno (e poi dal treno) che scorre veloce. Adesso potrei risalirlo a vela. C’è vento che risale la corrente forte.

Non vedo l’ora di tornare su Clodia. Mi manca terribilmente. I mattini con la nebbia, il freddo, l’umido. Il profumo del fiume. Ho appena finito di leggere un libro bellissimo, “Il respiro delle acque”, che ricorda un Grande Uomo che ha fatto molto per i fiumi: Renzo Franzin. Me lo ha regalato Eriberto Eulisse di Civiltà delle Acque. Ci torneremo a vedere.

Ma che ci faccio io qui a Colonia? E’ sempre per le acque. Per un nuovo progetto di viaggio che sto preparando con alcuni amici. Al dopo Istanbul per raccontarvelo. Siamo ancora nel kick-off.

Vi devo raccontare brevissimamente del World Water Forum di Marsiglia dove ho visto i colletti bianchi che non amano molto l’acqua se non per farci i soldi e ho visto anche molti che per l’acqua lottano e ci credono. E la amano davvero. La cosa più penosa che ho visto è lo stand del Kirghizistan che si pubblicizza per i ghiacciai che ha e per le dighe che si potrebbero costruire per vendere acqua ed energia. Merce. (more…)

 

Un lungo, veloce inverno.

È stato un lungo inverno. Ma è passato velocissimo. E sempre sull’acqua, o vicino ad essa, salata però.

Vi scrivo da un treno che corre sull’acqua, che scorre, sul ponte che collega Venezia all’Europa. Anzi, l’Europa a Venezia. Dopo qualche giorno di riposo in compagnia dei miei genitori, delle mie due migliori amiche (Kaos e Nix) e di pochi amici cari, sono ripartito subito per dare una controllata alla mia casa, cioè una barca, Brancaleon.

Il grande skipper ed amico Stefano Leon Rodriguez, l’aveva portata in 12 giorni da Kos a Porto Pollença, a Maiorca, 1.200 miglia da Est ad Ovest.
Pensavo di cavarmela in una settimana e tornare a Vienna come promesso al capitano Franz Scheriau, sul Frederic Mistral, ma sottovalutavo i lavori.

Sono stato tutto l’inverno a grattare, segare, verniciare, e pulire. Per quasi due anni Branca era rimasta sola ed una vecchia signora come lei, viva come ogni barca costruita in legno, si era un po’ lasciata andare. Il rapporto di amore richiede vicinanza e partecipazione se no le cose si incrinano.

Nella bella baia di Porto Pollença ho trovato bellezza, quella di un’isola ancora bellissima, e tanti amici nuovi.

(more…)

 

Se pensate che questa sia una foto di venezia, ricredetevi.

Qui il mio amico Wolfgang mi aveva lasciato in buone mani (e per questo lo ringrazio) e Bernhard organizzato un’accoglienza straordinaria. Jürgen Hoh decide anche di offrirmi un posto nella sua bella casa a pochi passi dal Club.

Nel frattempo, Clodia riposa serena sotto la tettoia ottagonale, in attesa di piccole riparazioni che sto portando a termine, simbologicamente protetta dai numeri 4 e 2 (vedi Kabala).

Dopotutto, qual’è la forma geometrica più usata per i battisteri?

Il giorno dopo Jürgen ci invita a colazione (dopo una prima notte trascorsa nello spogliatoio del Kanoe Club, con fuori il diluvio universale), e lo farà ancora per tutta la nostra banda, destinata ad accrescersi sensibilmente nei prossimi quattro giorni con l’arrivo di nuovi amici.
Che lusso, e che colazione!

Andiamo ad incontrare la vera birra di Bamberga, quella affumicata che sa quasi di prosciutto, servita a temperatura ambiente o, meglio, di cantina. Terribile e anche dannoso per lo stomaco l’uso di servire la birra ghiacciata!

Perdonatemi amici americani, sapete quanto vi ho nel cuore, ma questo è davvero un brutto modo di bere la birra, e che ci costa un sacco di energia. Alla birreria Schlenkerla ci ritroviamo con Berhard, ben due Jürgen ed altri amici locali.

L’atmosfera è tipicamente Frankonian: questo edificio era un monastero ed i monaci producevano qui la birra. Si mangia tanto e si beve di più. Bene.

Jürgen Hoh mi porta subito a comprare una bandiera della Franconia, quella che ho della Baviera non va bene. Siamo in Baviera ma prima e soprattutto siamo in Franconia. Non si scherza su questo! Incontro anche il sindaco (Bürgermeister), simpaticissimo, in tenuta da ciclista, davanti ad una buona birra, natürlich!

Ci diamo appuntamento per l’indomani mattina alle 11 all’ufficio del turismo. Nel pomeriggio… sorpresa. Un giro in gondola a Bamberga

 

Un’anima Veneziana in Franconia?

Jürgen Riegel, “Gondoliere von Bambergsi è innamorato delle gondole e ne ha portata qui prima una e poi un’altra. Lui ha un negozio a Bamberga ma per tante ore al giorno preferisce vogare. E lo fa bene,  contro una corrente mica da ridere.

Sono emozionato e non posso resistere: chiedo a Jürgen, durante il giro lungo i canali che gentilmente ci offre, di portare la sua gondola. Sono felice e incredulo. Cedo il remo a Jürgen per la virata sotto una cascatella. La gondola è lunga quasi 11 metri e non vorrei rovinargli il “ferro” a prua.

La sua amica Erika ci offre a bordo una splendida torta. Andemo fioi! (Andiamo ragazzi in Veneziano). A letto, esausto dormo, come un ghiro, nel primo letto vero dopo quattro mesi (fatte salve le pause per i controlli medici).

Al mattino mi cimento in una grande ed entusiasmante pedalata con Jürgen, della quale potete vedere il video che ho pubblicato su Facebook cliccando qui. Al ritorno piove: con Paolo incontriamo Anna-Maria Schülein, capo dell’ufficio marketing e relazioni pubbliche dell’ufficio del turismo.

In perfetto italiano, Anna ci racconta delle politiche sulla gestione del turismo di Bamberga, privilegiando la qualità rispetto alla quantità (seppur due milioni all’anno di visitatori non siano un brutto risultato). Infatti non si sente quell‘impatto volgare del turismo di massa, delle mandrie di corpi incoscienti, “consumatori all’estero”, che snobilitano i bei luoghi di tutto il mondo.

Il turismo può distruggere il paradiso diceva qualcuno. E può salvare dall’inferno, aggiungo io, se ben gestito. Cosa non facile, ma nemmeno impossibile. Perdonatemi la banalità. Bamberga docet. Chapeau! Il sindaco non può venire ma Anna è fantastica! Grazie! Riceviamo un bel gagliardetto della città con dedica del sindaco.

Mi dimenticavo di dirvi che Massimo ci ha lasciato: è stato grande! Un vero nuovo marinaio, pieno di energia e sempre pronto ad imparare (velocissimo) cose nuove. Grazie Massimo, a presto.

Paolo arriva dall’Italia, si riprende Massimo e ci riporta Nicola, il nostro primo regista.

L’anno passato ci aveva donato il suo lavoro, in tempi veramente duri. Lunghe attese per le mie condizioni di salute, con un finale che poteva essere definitivo. Sono molto affezionato e grato a Nicola per la sua fiducia e il suo lavoro, oltreché per la sua amicizia.

 

Uno sguardo piò ampio…

Jürgen Hoh si fa dare le chiavi della bellissima torre e possiamo vedere Bamberga “from above”: è splendida, ricca di acqua e di bellezza.

E la bellezza salverà il mondo? E l’acqua? E chi salverà l’acqua? L’attenzione? L’impegno richiede attenzione, l’attenzione richiede impegno… Ricordate…??

A Bamberga c’è impegno e c’è attenzione, mi pare.

Jürgen Hoh sicuramente si impegna, ed è attento. Ci guida, ci racconta mille cose interessantissime di Bamberg e del RMDK, Il Rhein Main Donau Kanal, della sua origine, delle follie degli anni 70 e del tentativo degli anni ‘90 di renderlo più a misura di natura.

Grazie Jürgen, prezioso amico e guida. Vorrei che fosse con me, con noi nei prossimi progetti sui fiumi.

Che fortunati i suoi allievi!

Alla sera siamo ospiti nella splendida casa di Jürgen Riegel, che ci offre una bella cena, un fuoco splendido, nella sua corte con le vecchie pietre.

Barbecue Barocco, con amici che vanno e vengono tra cui Hans, cappellano delle carceri, e vogatore anch’esso

“Voghemo, voghemo, che el nostro onor xe scomenzà dal remo” (“Vogate, veneziani, perché la nostra gloria è iniziata dal remo”) si dice a Cannaregio, sestiere popolare e per questo potentemente nobile di  Venezia. Qui magari non è cominciato ma pare che il “voghemo voghemo” vada di moda lo stesso.

 

La lega Lago

Il giorno dopo arrivano i nostri grandi amici della Lago.

Silvio, che ci ha aiutato tantissimo nella costruzione e in mille altri modi, Nicola, marketing manager della Lago e ora anche in proprio con una sua company creativa (lui è stato  il principio della meravigliosa intesa con Lago, che mi ha regalato mille idee e iniziative, una beautiful mind che corre veloce, e avanti). Poi c’è Franchino, piccolo grande uomo, che ci ha aiutato nella costuzione, coraggioso e generoso, che si rivelerà grande rematore, e Carlos, dalla Colombia, ormai in italia da 13 anni, che parla veneto meglio di tanti autoctoni, forte e generoso. Anche lui non ha mai lesinato attenzione ed energia quando serviva aiuto con la costruzione della barca. Ed infine Andrea, il giovane nipote di Silvio, che porta la sua gioventù. Noi siamo tutti un po’ ciacoloni, io per primo, mentre Andrea ascolta molto. Sana pratica. Nella foto potete vedere da sinistra a destra: Andrea, Nicola, Silvio, io, Carlos e Franchino.

Grande festa insieme e cena con due nuove amiche musiciste, Viola e Vlade, sorelle, poliglotte e apolidi che ci deliziano con arie italiane e talento che ci introduce l’est ed il Danubio.

Al mattino abbiamo una visita organizzata con la direttrice del Museen Der Stadt Bamberg, Regina Hanemann, nel complesso palazzo e castello in cima ad uno dei sette colli di Bamberga.

Il museo è molto ben progettato e restaurato: offre una serie di mostre interessantissime e quella per la quale siamo qui è quella sulle acque di Bamberga, sul Reignitz e sul RMDK. Una mostra eccezionale, la migliore che abbia mai visitato per far comprendere l’importanza della relazione tra Bamberga e le sue acque: i lavori, i mestieri, l’articolazione e la stratificazione delle modifiche che la città ed il territorio hanno subito, orchestrato nei secoli.

Un Cranach tanto sublime quanto minuscolo fa parte della mostra, che è permanente e, se potete, non dovreste perdere. La mostra ha vinto diversi premi europei per come è stata organizzata. Un modello di una antica imbarcazione da carico mi affascina (con tanto di vele!! Grazie a chi mi diceva che sul Meno il passato non si usavano vele!!)

Penso alle immense e violente navi di oggi che purtroppo sradicano la vita essenziale del fiume per portare cose superflue per eccessivi consumi di noi umani tracotanti. Quanta fatica ma quanto rispetto, quanta arte della navigazione si possono ancora leggere in questo modello in legno. Non sic patres nostri!! Qui sì che forse la nostalgia ha un sano motivo di essere.

Che succede dopo? Bernhard, che è una guida turistica, ci regala un veloce ma intenso giro per la città: la Juden Strasse e le sue 11 fabbriche di birra (delle 65 della sola Bamberg fino al 1900!), i mulini, la vecchia chiusa sul RMDK, i giardini, le due residenze del cistercense capo. Tante e ricche informazioni, donateci con grazia e rara ironia.

Grazie anche a Bernhard, ci rivedremo presto! A piedi raggiungiamo lungo il Reigniz, canale veloce e pulitissimo, il Rudden Club di Jürgen Hoh, con bellissimo Biergarten.

Dopo una mangiata “frankonian style” compare, elegantissimo con le sue braghe bianche e la maglia del club Settemari di Venezia (di cui è socio), Jürgen con un altrettanto elegantissimo Pupparino, imbarcazione tradizionale Veneziana un tempo usata come alternativa alla Gondola, restaurato da lui stesso e che ha chiamato Pipistrello.

Facciamo una meravigliosa vogata controcorrente verso il regno della bellezza con una bella torta mangiata in un camping modello e approdo nei “laghi bianchi del silenzio” del fiume, in chiaro delirio da Stendhal-Conte (Paolo) Syndrome. Chi è appassionato della musica di Paolo Conte mi sarà solidale!

 

Alzaremi per i nostri amici!

L’ultima cena è una pasta al limone di Amalfi che preparo sempre a casa di Jürgen il gondoliere, con tutti i nostri amici straordinari

L’androne è pieno di biciclette, pronte alla partenza del giorno dopo. Siamo allegri ed io un po’ triste di lasciare Bamberga e queste persone, questi angeli.

Il mattino dopo si parte. Jürgen Hoh ci segue con il suo Kayak in tela degli anni sessanta, come quello donato al museo e che fa ora parte della mostra.

Dimenticavo che lui ha navigato, pagaiato in Norvegia e Groenlandia e altre parti del pianeta creando video molto belli e poetici.

“E alla chiusa successiva” (ormai siamo in tema musicale e mi viene un po’ in mente “Bocca di Rosa”) molti amici ci aspettano: Bernhard ci saluta dal ponte, due belle anime ci regalano mele e yogurth. Io ricambio con le dolci prugne di Jürgen gondoliere. Lanci di amicizia e cibo dall’acqua. Alzaremi, segno di rispetto ed onore, per Jürgen, e per Bamberga, fiera e ricca d’acqua.

E via. Le porte di Thannauser (festival della citazione oggi!) si chiudono e si parte verso Norimberga, a vela e contro corrente.

Il canale è più bello di quanto immaginato, con foreste e un cielo immenso. Silvio finalmente sale a bordo di Clodia, sua e di Roland. Capisce ora che è una grande piccola barca. Gli brillano gli occhi, è felice come me. Jürgen si allontana ma rimane nel cuore, e tutti gli altri con lui.

Gli altri ci seguono in bici percorrendo gli immancabili e meravigliosamente organizzati “bike path” lungo i fiumi e canali tedeschi. Nel frattempo si è unito a noi anche Stefano, un “marinaio per caso” che si è prenotato attraverso questo sito.

La sera ci fermiamo stanchi a Forcheim, sotto un ponte medioevale. Michael, amico di Marco, ci consiglia un bel ristorante in un vecchio mulino. Siamo ubriachi di vita, di acqua e un po’ anche di birra.

 

I guardiani delle due parole sacre

Il mattino si riparte. Abbiamo passato tanti ponti e tante chiuse, li sto contando: sicuramente ne ho perso qualcuno ma sono arrivato a 852 ponti e 333 chiuse passate. Oggi ne incontriamo però una che merita una storia. Si chiama la “Vaffanculo Schleuse” (chiusa, in tedesco).

La chiusa di Hausen, tra Bamberga e Norimbergaci aspettava…

Sono con Carlos in barca: giornata dura, acqua pesante, vento contrario, traino umano e pioggia. Arriviamo alla solita chiusa, dura, tutta di cemento, nessun segno di umanità. C’è, sul molo di cemento, un piccolo interfono per comunicare con la centrale, fatta per le piccole barche che non hanno radio, come Clodia.

 

Schiaccio il pulsante e dopo qualche tuu tuu, mi risponde solita voce tedesca. Io dico: “Eine rudden boot, direction Nürnberg, open bitte”. Silenzio… Ripeto… Parole in dialetto forse… Non ci capiamo.. Ripeto e aggiungo: “Keine deutsch.. no tedesco, sorry. La voce ritorna e mi dice: “Schleuse Vaffanculo!” Ma in tono quasi gentile e scherzoso.

Guardo Carlos, mi giro verso l’interfono e con il dito verso lui dico, anch’io in tono scherzoso, ma pronto ad approfondire il dialogo in maniera più colorita: “Schleuse Vaffanculo a YOU!!” Silenzio… Un rumore sordo… Acqua che sbuffa, l’immensa porta di 20 metri e mille tonnellate miracolosamente inizia a sollevarsi. Risate.

Il Vaffanculo Power, o forse la parola magica?? Entriamo nella chiusa, immensa, altissima da soli, a remi, cosa ufficialmente proibita. Che ci siamo imbattuti nei guardiani delle due parole sacre: Vaffa e ‘Ncul(visto che siamo in tema di citazioni ci stanno bene anche i Monty Phyton)?

Al mattino dopo saluti i tanti amici preziosi che stanno per partire. Grazie, mi mancherete.

Ora sono con Nicola a Norimberga. Domani si torna a navigare.

Giacomo

 

Conto alla rovescia…

Man on the River si arricchisce di due nuovi protagonisti che renderanno sicuramente molto più affascinante il viaggio ed incisivi i temi che si propone di promuovere.


Bruno Porto sarà il co-protagonista del viaggio, nonché il “motore verde” a bordo di Clodia: lo skipper brasiliano ha forza, esperienza e volontà da vendere, oltre a parlare cinque lingue. Il compagno di viaggio ideale per Giacomo che, reduce dalla sfortunata quanto pericolosa parentesi virale patita lo scorso anno, necessita proprio di questo tipo di aiuto per portare a termine in sicurezza la navigazione verso Istanbul.

“Per fortuna, – ci dice Bruno – quest’anno ho trovato il tempo per partecipare al progetto Man on the River. Aiutare una buona causa è sempre gratificante, ancora di più quando si ha il piacere di convivere con Giacomo e la possibilità d’imparare con delle nuove esperienze.”

Josephine Schaumburg è una ricercatrice culturale e couchsurfer: tutti ci siamo chiesti cosa significhi questo termine.

Il couchsurfing è una via di mezzo tra stile di vita e viaggio, che deriva appunto da Couch, divano. In sostanza si tratta di una comunità di viaggiatori, che si ritrovano su un socialnetwork del tutto simile a Facebook, e che offrono ad altri la propria ospitalità ricevendone altrettanta in cambio. “Vieni pure, puoi dormire sul divano!”: è questa più o meno la frase tipica dei Couchsurfers, da cui il termine. Ma il couchsurfing è anche un modo per scambiare impressioni, visitare il mondo responsabilmente, far girare le idee.

Josephine (Fine) anticiperà via fiume Giacomo, guidando una barca elettrica d’appoggio, recandosi nelle città principali visitate da Man on the River per interessare la stampa locale e scovare spunti interessanti da fotografare e raccontarci sia in questo sito sia nel blog www.riversidestories.com che stiamo costruendo per lei . Ovviamente, ove possibile, sfruttando la rete dei Couchsurfers!

“I miei ultimi anni di viaggio – afferma Fine – sono stati tutti molto belli e di valore. Ma mancava qualcosa : un’utilità che va oltre il mio arricchimento personale. Documentare il viaggio di Giacomo, ed anche in parte il mio, sarà un bel modo per condividere l’esperienza di esplorare il nostro mondo. A parte questo, ammiro Giacomo e sua dedizione all´ambiente. E’ un onore poterlo affiancare.”

Ed ora, il programma del primo mese di viaggio:

8 aprile – Partenza da Venezia e arrivo a Faversham, Kent*

10 aprile – Incontro con le persone interessate ad ascoltare la storia di Man on the River, su invito di Creek Creative (1 Abbey Street, Faversham, Kent ME13 7BE, United Kingdom) ?per portare il nostro contributo alla difesa dello Standard Quay, meraviglioso ed unico distretto che restaura e protegge varie imbarcazioni d’epoca tra le quali le Thames Barges, che hanno costruito ed arricchito Londra, essendo adatte a trasportare, con il loro fondo piatto, le merci lungo il Tamigi.

 

11-16 aprile – Preparazione della barca in vista della partenza.

16 aprile – Partenza per Londra con risalita fino all’Albert Bridge ed ormeggio accanto a Mouette, vecchio battello trasporto passeggeri, un tempo operante nel Lago di Ginevra.

18 aprile – Partecipazione alla pulizia del Tamigi con Thames 21

18 – 27 aprile – Incontri con i media e vogate sul Tamigi.

27 aprile – Arrivo di Bruno e Fine

1 maggio – Partenza da Albert Bridge, il giorno successivo alla celebrazione del matrimonio reale tra William e Kate, e discesa del Tamigi con i soliti incontri imprevedibili e (di solito) molto interessanti che il viaggio riserva. Fermeremo a Erith, Southend on Sea, Whitstable, Margate, Ramsgate.

Entro il 15 maggio – Attraversamento della Manica con partenza da Ramsgate.

* Nota di Giacomo: “Nell’intervista a Radio 24 dico che userò Roadsharing. Il viaggio purtroppo è stato annullato e sono costretto da un appuntamento fissato per il 10 aprile, per raccontare il nostro viaggio, a Faversham, ad usare l’aereo (ahiahiahi..). Chiedo scusa all’ambiente ed a tutti voi e cercherò di recuperare e compensare il danno”.

 

Una nuova alba

Man on the River

In precedenza: Giacomo De Stefano, documentarista e navigatore, decide di percorrere a vela e remi le vie d’acqua che uniscono Londra ad Istanbul, con l’obiettivo primario di dare voce alla situazione di degrado di molti fiumi, che potrebbero divenire delle risorse importanti attraverso lo sviluppo di economie sostenibili e di modalità di turismo rispettose della natura. Molti amici lo aiutano in questa avventura, dalla costruzione della barca, fino alla partenza nell’Aprile 2010. Dopo circa un mese di viaggio lungo il Tamigi e il Mare del Nord, Giacomo è costretto a fermarsi per un’improvvisa malattia: dopo le prime cure in Inghilterra, viene ricoverato all’ospedale di Venezia a causa di un virus polmonare potenzialmente mortale. Vinta questa battaglia, Giacomo spende gli ultimi mesi nel recupero della condizione fisica, al fine di poter riprendere il viaggio nel 2011 da dove lo ha lasciato.

 

Cari navigatori dei fiumi, dei mari e della vita,
sono tornato!

Mascareta

Sono stato mesi fermo, salvo brevi scappate tra i canali veneziani su una piccola “mascareta” per consegnare a impatto zero, verdure coltivate con amore dal mio amico Federico e suo padre Marco. Non sono al massimo e i dottori non si trovano d’accordo con la mia volontà di ripartire ma io mi sento bene.

 

Questo viaggio è un po’ diverso dagli altri, è un viaggio che io ho condiviso con molti, che è già partito e che altri potrebbero portare a termine. Non posso dire che non sarei felice di arrivare ad Istanbul e che non tenterò con tutte le mie energie, la passione, l’amore ma, come ho visto l’anno scorso, forse le cose stanno per cambiare.

Stiamo forse passando ad un mondo dove non è più l’io assoluto a dominare ma il “noi”, la parola che più strada, anzi acqua, mi ha fatto percorrere nella mia vita e in questa avventura di Man on the River. Così devo pensare ad una eventualità di condivisione anche del prosieguo del viaggio nel caso che io debba fermarmi, di nuovo.

Ho meditato a lungo su questo. Io non sono interessato, non più, ad essere ricordato come Man on the River, come colui il quale ha percorso a remi tutti quei fiumi quei km, ed incontrato tante persone.

No, io mi interessa che siano tanti Men on the River a portare a termine questo e altri viaggi; a sognare e poi realizzare questi sogni. Ad essere attenti agli altri, ad avere cura della vita, delle vite.

Non sono un performer. Mi interessa non tanto arrivare quanto camminare, navigare bene in questa vita. Per il pianeta che condivido.

E per farlo sono pronto a rischiare, come rischiano molti uomini e donne in questi momenti difficili per tanti, in tutto il mondo.

Viaggio anche per coloro che “viaggiano” per salvare se stessi da altri uomini poco generosi e poco attenti. E forse non lo fanno con lo stesso piacere. Se potessero rimarrebbero.

Vedo lo squallore di uomini che hanno pensato solo a se stessi, a costruirsi monumenti, imperi, imprese epiche. Non trovo più senso in tutto ciò, se mai ce n’è stato. Prima o poi la gente comprende e cadono male. E fanno male.

Solo nella condivisione vedo il senso utile di una azione. Di ogni singola azione. Anche quelle che riguardano la mia persona. Ed importante farlo di persona e con attenzione.

HelpSe i ragazzi di Eden Exit non mi avessero aiutato, se Lago non mi avesse dato la possibilità di costruire la barca io non ci sarei. Se John, Lena, Bob, Vitaliano, Sandro, Marco, Giuseppe, Marisa, Stefania, Silvio, Nicola, Paolo, Daniele, Lory, Roland, Claudio, Luca, Massimo, Pati, Malcolm, Paolo, Phyllis, Padri, Michael, Nicolò, Diana, Jacopo, Harry, Earl, Guy e mille altri non fossero stati con me io non ci sarei e il viaggio non ci sarebbe.

Vorrei ripartire verso fine Aprile da Londra, dall’Albert Bridge. Perché è importante per me e perché un amico mi ha invitato a ripartire da lì: so che gli farebbe piacere.

E a Faversham vorrei aiutare gli amici dell’Historic Quay a difendersi dagli speculatori, poi ritornare a Ramsgate dove ero giunto l’anno scorso e ringraziare chi mi ha aiutato tanto, e bere un buon tea da Corby, dove la mia vita è stata salvata da Pat e Ian. E poi via, senza fretta.

Bruno PortoQuest’anno partirò con Bruno, un grande amico e skipper che dal Brasile salirà a bordo con me; un grande regalo come lo fu Jacopo l’anno scorso.

A proposito di Jacopo… Quest’anno non potrà più fare tutto il viaggio perché il lavoro lo terrà a Venezia, ma ci sarà; in qualche tappa ci sarà. E’ un grande uomo.

Fine SchaumburgA terra avremo poi Josephine Schaumburg che farà un blog e videoblog da un altro punto di vista. Una bella novità che arricchisce il progetto.

Ragazzi che devo dirvi d’altro… Preparo bene Clodia, che ha dormito in una stalla con i cavalli in Essex per l’inverno, alzo le vele e vado verso Istanbul. Anzi, andiamo ad Istanbul e ci godiamo tutto quello che c’è in mezzo. Con attenzione e con calma.

Quest’anno vi chiedo aiuto per una faccenda che si è rivelata più complessa del previsto: l’alimentazione. Giacomo & friends hanno solo bisogni essenziali e chi ci aiuterà anche solo con un pasto, o un giaciglio sarà in qualche modo (un modo importante) artefice del progetto.

La chiamiamo Gift Economy, l’Economia del dono. Buon vento.

Giacomo

Nota dal team: a breve potrete trovare sulla destra un banner “Sali a bordo”, che vi porterà ad un modulo di iscrizione per chiedere di salire a bordo con Giacomo per qualche giorno. A causa dell’alto numero di richieste e del poco spazio disponibile, quest’anno abbiamo deciso di effettuare a malincuore una selezione tra i richiedenti, dando priorità a coloro che possano contribuire in qualche modo al progetto. Se ritenete di poter essere utili per qualche ragione particolare (scientifica, culturale, etica, politica, sportiva, anche semplicemente umana od altro) vi preghiamo di scriverlo e lo considereremo attentamente. Inoltre, è molto importante sapere se avete una storia da raccontare. Man on the River vive di storie. La squadra di supporto valuterà ogni posizione, e le decisione finale verrà presa direttamente da Giacomo.

 

La barca è partita!

Mi sembra incredibile: fino all’ultimo momento c’erano ancora buchi da fare e viti da stringere. Poi, con due ore di ritardo, siamo partiti.

Leaving Giudecca
 

Dopo pochi colpi di remo una leggera brezza si è alzata: Jacopo e Giorgio, maestro di canottaggio che è stato il nostro terzo membro d’equipaggio, hanno potuto godersi la vita. Le vele sono perfette. Ombra e Daniela della CO.RE. hanno fatto un ottimo lavoro.

La Canottieri Giudecca ci ha salutato nel migliore dei modi. Abbiamo avuto l’onore di avere l’alzaremo da Giovanna della Toffola, che, per l’emozione del capitano, non abbiamo potuto ricambiare.

Ringraziamo anche Michael, il vikingo, ci ha seguito con la sua barca, così come Giovanni, Niccolo e Diana (i cui alberi, e non solo, viaggeranno con noi), Maurizio Raunich, Radames (che ci ha regalato dell’attrezzatura da pesca), e tanti altri amici.

Jacopo and GiorgioAbbiamo poi ammainato le vele e raggiunto San Giuliano a remi. In totale poco più di 8 km percorsi in 1 ora e 15 minuti. Grazie Giorgio!

Bepi Bruson e Sandro Rallo con grande generosità hanno trasportato con noi la barca a Motta di Livenza, non senza qualche piccolo contrattempo.

La De Girolami, e Gianni in particolare, ci hanno atteso ben oltre l’orario di chiusura e la barca è partita, carica dei nostri sogni e propositi.

Noi la raggiungeremo in treno a Wargrave, vicino a Henley on Thames, presso la darsena Bushnell.

Grazie a tutti! Partiamo con tutti voi che ci avete aiutato.