Traversata compiuta!

Arrivati! Leggi il racconto della traversata da Ramsgate (UK) a Gravelines (Francia) attraverso la Manica.

16.00 – ARRIVATI Giacomo, Bruno e Clodia hanno appena raggiunto le coste francesi nei pressi di Grand Fort Philippe (Gravelines).
Il primo commento a caldo di Giacomo: “L’emozione è grande, è stata una fantastica veleggiata per tutto il giorno, molto meno problematica di quanto potevamo attenderci e sotto un magnifico sole. Siamo un po’ stanchi dopo 9 ore di viaggio e 35 miglia nautiche percorse, ma la vista dei campanili di Gravelines ci fa scordare tutte le fatiche! Questa notte attraccheremo al porticciolo di Grand Fort Philippe, un castello del 16° secolo, ma domani saremo di nuovo in viaggio per raggiungere Saint Omer.”
Un grande ringraziamento da Giacomo, Bruno e tutto il team a tutti coloro che hanno finora supportato Man on the River.

14.27 – 7 miglia nautiche a Gravelines (circa 13 km). Soleggiato, navigazione a 4 nodi nonostante una corrente contraria di 1.3 nodi.

13.02 – 11 miglia nautiche a Gravelines (circa 20 km). Ancora sole, navigazione a 3 nodi nonostante una corrente contraria di 2 nodi.

11.07 – Arrivati a metà traversata. Soleggiato, con poco vento. Tutto bene finora

6.45 – Clodia ha lasciato Ramsgate, 3 nodi di velocità, vento debole.

 

 

Da Faversham a Ramsgate

Siamo a Ramsgate di nuovo, dopo un anno. Che emozione!

Qui per poco ci lasciavo le penne: ho reincontrato Pat Corby che mi ha letteralmente salvato la vita caricandomi di peso in macchina e rispedendomi in Italia. Il suo caffè che serve dolci fatti in casa ha nel frattempo vinto un premio.

Ieri abbiamo portato qui Clodia con un carrello grazie ad Alastair, che da buon velista si è fatto in quattro per aiutarci. Volevo percorrere il fiume Stour che da Canterbury arriva fino a Sandwich, ma poi, memore dell’anno scorso, e considerando il meteo non proprio favorevole per i venti da NE a 35 nodi e passa, che ci saremmo trovati sul naso, ho deciso di ritornare dove l’anno scorso avevo abbandonato il viaggio.

La notte in barca è stata movimentata ma abbiamo dormito bene e il cibo angelico che Alex ci ha preparato e le sue magie ci hanno mantenuto in salute.

Clodia è felice. A secco di vele, nel porto di Ramsgate con le onde che a volte superavano con gli spruzzi il molo foraneo (alto almeno 8 metri!!), navigavamo a circa 3 nodi.

La settimana passata ci ha fatto (e non è, ormai, una novità) incontrare caratteri e persone un po’ al di fuori della norma.

Margy e Noel hanno ospitato Fina e Bruno (e in parte anche me) in una casa meravigliosa e ricca di calore umano. Avevano una galleria d’arte a Londra ed hanno mantenuto la loro curiosità e una straordinaria capacità di mettere insieme persone ricche di talento e creatività.

Abbiamo conosciuto i ragazzi di Abbey Physic Community Garden, una associazione che cura un orto bellissimo dove tutti possono creare e coltivare utilizzando anche metodologie come la permacultura, che in particolare rispetta la natura e non necessita di fertilizzanti o antiparassitari.

Una sera a cena da Margy e Noel, e prima ancora nel suo laboratorio, abbiamo conosciuto Henry Dagg, ex ingegnere del suono alla BBC, compositore e creatore di strumenti musicali, incredibilmente inusuali e poetici. Un genio della musica che suona lo Sharpsicord (tra poco protagonista in un concerto di Bijork a Manchester).

Già entrando a casa sua, vedendo la cancellata, interamente costruita da lui, e che si può… suonare, si intuisce la sua genialità musicale applicata nelle cose più semplici della vita. Ho avuto l’onore di vedere in funzione lo Shapsicord ed altre macchine strumenti di Henry. Le vedrete quando monterò il video che ho girato. Portate pazienza ma come sempre il viaggio è intenso e il tempo poco.

Ho conosciuto Alastair ed Elisabetta, due amici che vivono in una casa meravigliosa del 1500 a Boughton, a pochi km da Faversham e che mi hanno poi aiutato a trasportare la barca a Ramsgate, un grande regalo. A malincuore infatti ho deciso di ripartire da Ramsgate dopo la partenza da Faversham domenica 1 maggio dallo Standard Quay.

Il solito vento da NE a 30 nodi e passa rischiava di bloccarci per una settimana. E qui quando si perde la finestra giusta si aspetta un’altra settimana almeno.

Prima di partire Lena ci ha regalato un bellissimo riscaldatore di cibo ad alcol che ci aiuta a resistere molto meglio. La notte passata siamo scesi vicini allo zero ma finalmente il vento è calato.

La Manica ieri faceva ancora paura, specialmente sulle Goodwin Sands, davanti a Ramsgate dove ieri vedevo strane scogliere come quelle di Dover e mi dicevo “ma la Francia ha una costa bassa” poi mi sono reso conto che erano i frangenti, abbastanza imponenti direi. Brividi lungo la schiena.

In serata siamo stati invitati a bordo da Silvia, un’argentina che vive in Australia e Glyna, australiano di origine gallese. Come sempre i cuori si aprono e le nostre comuni vite sull’acqua ci hanno fatto passare bei momenti insieme.

Bruno scalpita per partire e lo capisco bene. Anche io vorrei andare. Oggi il vento è sui 10-15 nodi e il tempo è ottimo, ma siamo in attesa di Paolo, il produttore (e regista con Nicola Pittarello) del documentario che vuole filmare la nostra partenza. L’anno scorso il suo aiuto è stato grande e anche quest’anno, malgrado la carenza ormai cronica di fondi dei broadcasters che spesso finanziano progetti a mio parere solo d’immagine e non per un fine concreto, ha deciso di seguirci perché crede in noi. Grazie ancora Paolo.

Speriamo che sia la volta buona per questa minchia di Manica (per dirla con Cirri e Solibello di Caterpillar con i quali ci siamo da poco collegati).

Grazie ancora ad Alex, Lena, Bob, Alaister, Elisabetta, Frog, Moray, Simon, Tony Boughton e Alan dell’Iron Wharf BoatYard, che ci ha ospitato con generosità. E tutti i ragazzi dell’Abbey Physic Community Garden. Se passate per l’estuario del Tamigi non potete mancare Faversham. E’ piena di Angeli.

Un abbraccio a tutti.

Giacomo



Su Riverside Stories
Scopri il racconto di Fine sul Physic Community Garden a Faversham e sul Royal Wedding.

 

 

Bucaniere

L’ultima settimana è stata ricca di incontri e di momenti indimenticabili.

Alex mi ha ospitato a bordo della sua Sheppey Queen e per tre notti sono stato cullato dall’alternarsi delle maree e dal colore dei ricordi di questo glorioso ferry boat.

Alex vive a bordo e quando non si gode i tramonti del Faversham Creek ed i suoi amici interessanti, cucina a bordo del suo furgone dei cibi meravigliosi (che nel frattempo mi hanno ricostituito).

Il suo catering deve essere veramente “angelico” e ve lo consiglio davvero. Il cibo è molto e per citare Feuerbach: “noi siamo quello che mangiamo”. Date un ‘occhiata al sito di Alex e se sarete saggi, la chiamerete per un banchetto di salute di cibo fantastico.

Alex venerdì scorso mi ha accompagnato a Londra. Partiamo alle 4 del mattino a bordo del furgone con tanto di cucina mobile professionale e bandierine di preghiera tibetane che sventolavano a 140 all’ora sulle autostrade inglesi. Ci ritroviamo in un batter d’occhio in una Londra deserta, in un sobborgo poco invitante.

Alex, alle prese con un trasbordo su un altro furgone, per poco mi lascia in mezzo a quella no-man’s land: fortunatamente riesco ad avere un passaggio da Andy, un saggio cuoco che, intuendo un breve futuro per me in quella situazione, mi porta in una zona più sicura.

Smonto al volo e trovo un caffè che accoglie una serie di angeli senza ali e senza futuro. Angeli dagli occhi pesti, da notti insonni sui marciapiedi.

Anche io mi addormento nelle luci offuscate e mi perdo nel mio mondo nomade. Mi risveglio con la luce che filtra dalle finestre ormai poco trasparenti.

Cerco una metro e mi reco verso la sede di Thames 21 dove ho appuntamento con Rita Serra, una delle anime di questa organizzazione che si occupa da 15 anni di ripulire il Tamigi e altre zone di Londra.

Breve visita alla sede, dove Rita raccoglie gli attrezzi, prepara acqua bollente per l’immancabile Tea inglese, e stampa alcuni moduli per i volontari.

 

In una Londra mediterranea (oggi toccheremo i 26 gradi) raggiungiamo con il furgone l’area vicino al sacro fiume Lea, un affluente del Tamigi dove effettueremo la pulizia.

I volontari oggi sono solo 6 (è festa e bel tempo, merce rara qui) e tutti lavoriamo dalle 10:30 alle 14:30 per ripulire questa piccola area ricoperta da una vegetazione un po troppo invasiva. Rita è molto brava, prepara tutto e tutti con informazioni chiare e distribuendo stivali di gomma (Wellies in inglese, abbreviazione di Wellington’s boot, parte quasi integrale dell’abbigliamento di un paese parecchio abituato all’acqua), guanti e solidarietà.

Inutile dire che Rita lavora come e più di tutti noi.

Il bello di Thames 21 è che non mollano mai. Non è come da noi dove si fa un evento con grandi manifestazioni e poi basta per mesi se non anni. Qui si fa ogni settimana e sempre, da 15 anni.

Così le cose avvengono davvero: un esempio da seguire.

La settimana prosegue con belle veleggiate e vogate nel Creek con a bordo diversi nuovi amici, come Simon, grande maestro d’ascia dello Standard Quay, Moray, velista di Hobie e maxi yacht da regata, e Russell, uno scozzese velista e liveaboard molto conosciuto qui nell’Iron Wharf che si complimentano con me per le virtù di Clodia.

Io naturalmente giro i complimenti a Roland e Silvio per lo scafo, Nicolò e Diana per gli alberi, Ombra e Daniela per le vele e tutti quelli che hanno costruito la barca, molto più di me. Grande Clodia.

Una vecchia Thames Barge, sotto il fango da 15 anni, è stata riportata alla vita e probabilmente verrà restaurata se verranno trovati i fondi. E’ stato un momento emozionante, commovente.

Ieri, con Clodia, ho tentato di affondare Orinoco, una Thames Barge, del 1895 e di più di 30 metri per 70 tonnellate di stazza.

Una mia ardita quanto spettacolare manovra, il mio dna profondamente vichingo, l’ausilio di una raffica dispettosa (anch’essa forse vichinga), e la mancanza del consueto fango che di solito mi rallentava al momento giusto, mi hanno fatto entrare a tutta birra con la prua rostrata di Clodia nella fiancata imponente e nera di pece di Orinoco.

Un bel buco e una notte insonne pensando alle conseguenze (cioé ai danni da ripagare). La signorilità di Frog, il giovane capitano di questa meraviglia, che la sta restaurando da solo e che vive a bordo, mi ha salvato da una estate passata qui a lavorare per ripagare il malfatto.

Grazie Frog! Un altro angelo di Faversham.

Josephine e Bruno sono già qui. Venerdì il Royal Wedding. Domenica dovremmo partire. Busy week!

Purtroppo il meteo non promette bene: sta per ritornare il brutto tempo, da Nord Est. Mi ricordo l’anno scorso, i quasi due mesi passati sotto l’acqua, con il vento che fischiava incessante nelle sartie ed a battere i denti e con la muffa sotto la schiena!!  Ti ricordi Jacopo!??

Speriamo di trovare una finestra buona per attraversare. Sto scrivendo dal Creek Creative, dove mi ospitano con amicizia. Grazie ancora a loro.

 

Un abbraccio a tutti

Giacomo

 

Gli angeli di Faversham

Dopo un anno sono di nuovo a Faversham, nel verde Kent, il giardino d’Inghilterra: ritrovo vecchi amici come Lena e Bob che mi hanno accolto come sempre nel migliore dei modi. Dormo in una barca di legno dal nome Celtico, ormeggiata ad Hollowshore, Oare, ad un miglio da Faversham, ospite di John Walpole che gentilmente mi ha consentito di stare a bordo.

Mi sveglio con i gabbiani e le anatre che starnazzano. Per arrivare al cantiere dove Clodia è ormeggiata e dove l’ho preparata al lungo viaggio verso Istanbul, attraverso in bici pascoli con mucche e pecore che scappano via quando arrivo io, e poi attraverso campi gialli in fiore.

L’emozione di rivedere Clodia, la barca che mi ha dato miglia e rifugio per tre lunghi e sofferti mesi l’anno passato, è stata grande.

Lei sta nell’Iron Wharf, un cantiere nautico (molto diverso da tanti cantieri, italiani e non solo, che triplicano i loro preventivi e a volte sono pure incompetenti) che ospita mille barche, ed una comunità di bizzarri quanto gentili e saggi “liveaboard”, che mi hanno insegnato molto.

Devo dire che anche ora mi stanno aiutando molto, come il capitano Alex (anzi… la capitana), che vive a bordo della Sheppey Queen, un vecchio Ferry costruito in legno, che ha trasportato migliaia, forse milioni di passeggeri da una sponda all’altra del Tamigi, e dello Swale. Alex un tempo era impiegata nei media a Londra, ed ora trasmette agli esseri umani tutto il suo sapere di healer, e cucina cibi sani e buonissimi.

Durante la presentazione del viaggio che ho tenuto presso la Creek Creative di Faversham, ho conosciuto la loro interessante iniziativa, che cerca di coinvolgere i cittadini in attività legate alla creatività, all’artigianato ed all’arte. Con pochi soldi e molta passione (sono tutti volontari) Bob, Anne, Georgia, Simon, Keith ed altri ancora, organizzano incontri, seminari, workshop che creano bellezza ed amore per un nuovo modo di condividere la socialità attiva.

Richard Fleury, anch’esso parte attiva del Creek Creative, è un regista che sta realizzando un film chiamato The Quay (traducibile in Italiano come “Il cantiere”).

Mi ha raccontato tante cose che nel prossimo post cercherò di raccontarvi, a proposito dello Standard Quay, questo luogo magico dove le Thames Barges (le grandi barche a fondo piatto dalle grandi vele color tabacco, che trasportavano le merci fino a Londra dall’estuario grazie alla loro incredibile manovrabilità) ancora vivono e vengono restaurate.

Purtroppo un piano di uomini d’affari senza troppi scrupoli vuole allontanare il cantiere per “ripulire” la zona, che vale molto ed è affacciata sul Creek, il canale che risale dallo Swale fino a Faversham e dove un tempo le navi romane, così come più tardi la flotta di Enrico VIII, risalivano lente attendendo la marea giusta, che, a proposito, in questi giorni supera i 7 metri.

Una persona particolarmente speciale mi ha aiutato: lo riconosco come un angelo, tra i tanti angeli che ho incontrato qui. Si chiama Moray, di origine scozzese, nato ad Honk Hong e viaggiatore attento. Da un passato di avvocato ora si dedica alla medicina naturale ed è anche lui healer. Mi ha nutrito con i suoi insegnamenti e soprattutto con il cibo che mi sta riportando in vita ed in armonia molto velocemente.

Una alimentazione basata su una dieta che purifica, disintossica il corpo dalle troppe schifezze che ingeriamo, dal troppo caffè, dai cibi non naturali e privati della loro naturale energia ed elettricità. Basterebbe osservare, rispettare la natura per fare già molto. Ma non vorrei essere troppo superficiale e dire banalità.

Clodia ora è in acqua ormeggiata a fianco della Sheppey Queen. Ho già remato portando a bordo Susanna, una cara amica italiana conosciuta qui, e Carlotta, rispettivamente mamma e figlia, che mi hanno già ospitato una sera a cena con Jonathan (il marito di Susanna e papà di Carlotta).

Clodia è in gran forma, io un po’ meno ma mi sento bene. Sono sereno e felice. Aspetto Josephine e Bruno e mi godo gli angeli di Faversham cercando di rendermi utile.

Adesso, mentre vi scrivo, sono a Beaulieu, con Lena e Bob, vicino a Southampton, Hampshire, ad una fiera fantastica di vecchie cose di barche. Siamo in un grande prato verde, vicino alle rovine di una vecchia abbazia, e due persone suonano e cantano della musica country. Stanotte dormo qui in tenda, poi giovedì 21 vado a Londra ad incontrare Thames 21, i ragazzi che ripuliscono il Tamigi.

Un piccolo cambio di programma. Ho deciso di ripartire da Faversham. A Londra ci sono già passato l’anno scorso e con il matrimonio reale c’è il rischio che non mi lascino passare, oltre ad un traffico di barche indecente che genererà un moto ondoso poco adatto alla piccola Clodia. Inoltre qui hanno bisogno di una mano per tentare di salvare lo Standard Quay dagli avvoltoi del profitto.

A presto

Giacomo

 

Il passato e il futuro

Un breve post per aggiornarvi su ciò che è accaduto.

Sono stato immediatamente ricoverato al mio rientro in Italia. Ho passato 18 giorni in ospedale a Venezia. Ed ora sono ospite nella casa dei miei genitori per continuare la cura.

La polmonite bilaterale è quasi curata del tutto ma sono ancora molto debole.
 
Il problema ora è il mio sistema immunitario che è a livelli bassissimi. Ho perso 13 kg e i miei pochi muscoli sono spariti.

Il periodo di recupero sarà lungo e penso che non riuscirò a continuare il viaggio in questa estate. Devo arrendermi ad un piccolo, microscopico essere che ha cambiato molto nella mia vita. I giorni di letto e di flebo continue mi hanno permesso di pensare molto.

All’inizio ho vissuto questa malattia come una maledizione, una “sfiga” terribile; poi ho capito, come al solito che nulla accade per caso. Ho intrapreso questo viaggio in una situazione psicofisica molto precaria. Il tempo inclemente, l’alimentazione a volte non adatta, le preoccupazioni hanno fatto il resto. E mi sono ammalato.

Ora con tutta la squadra cercheremo di migliorare ancora l’organizzazione degli incontri e del viaggio durante il prossimo anno. E anche prima vorrei incontrare in giro per l’Italia le persone per raccontare questa prima parte che comunque è stata bella e ricca di esperienze. Cercheremo con Paolo Muran (produttore del documentario) e Nicola Pittarello (regista), di montare un po’ del materiale filmato e quindi mostrarlo negli incontri, e con le foto di Massimo Di Nonno e Michele Spiller si vedranno le suggestioni del Tamigi e del Kent.

Ed io mi occuperò prima di tuttto del recupero di me stesso.

Clodia rimane per il momento a Ramsgate e forse un caro amico, Harry, che vive a Whistable, la prenderà in cura per l’inverno, nel proprio giardino.

Vorrei ringraziare a proposito tutto il personale del Porto di Ramsgate, in particolare David, Peter, Iain. Ed il direttore del marina.

Sono stati semplicemente degli amici premurosi e non ci hanno fatto pagare il mese di ormeggio. E pensare che al nostro arrivo dissi che saremmo stati al massimo per due giorni!

La vita riserva sorprese pazzesche, sempre.
Ringrazio tutti i nostri partners, con i loro materiali abbiamo sperimentato la perfezione di Clodia, dai materassi al pannello solare, alle fantastiche vele, al compensato marino. Grazie di cuore.

Un grazie speciale ad Ali ed Anne che mi hanno ospitato e curato per quasi un mese a Londra. Ringrazio Roland Poltock che ha costruito la barca e con lui Silvio Lago e tutto lo staff di Lago senza il quale non ci sarebbe Clodia. E ringrazio Jacopo, che mi ha salvato la vita la prima volta.

La seconda volta me l’hanno salvata i medici di Venezia. Grazie dottor Rosini. Ringrazio tutti coloro che ci hanno ospitato, aiutato, sostenuto. Patricia e Iain mi hanno dato amore ed aiuto nei giorni di Ramsgate. Lena e Bob di Faversham, Earl, John, Harry a Whitstable e mille altri che ricorderò nei prossimi post.

Ora devo smettere. Ma il viaggio continua.

Giacomo De Stefano

 

Progetto in pausa


 
Dal team: dopo due notti trascorse in barca a Ramsgate sotto un temporale, Giacomo ha avuto una ricaduta. I medici gli hanno consigliato di tornare un paio di settimane in Italia per curarsi poiché il riposo sembra non essere sufficiente.

Giacomo arriverà a Venezia in questi giorni per poi sottoporsi a una terapia e ristabilirsi definitivamente prima di riprendere il viaggio.

Nel frattempo Jacopo che stava lavorando in una fattoria prima in Francia e poi in Svizzera nell’attesa che Giacomo si riprendesse, ha deciso di ritornare a Venezia a piedi, seguendo il seguente percorso:regione dei Grigioni (Svizzera) fino a Tirano seguendo il sentiero dei passi alpini, Tirano, Passo del Tonale, Val di Non, Val di Fiemme, Val di Fassa, Val Badia, Agordino, Belluno, Venezia.

Ci prega di ringraziare tutti coloro che lo hanno aiutato nell’ultimo mese: Francesca e Ben, Gerard e Costant, Serge e Patricia Desboulles della fattoria Tejuliande, il figlio Laurent, Marion, la piccola Celia, Stephanie, il suo compagno Mickey, la figlia Emile e tutti gli amici del villaggio di Sant Nicolas de la Grave. Ringrazia inoltre Edy, il marito e la figlia Alice, Emma per la gentile ospitalità e il paese di Savognin, Don Antonio e Don Matteo e tutti i ragazzi del camposcuola del Tonale.