Danubio al Cocco – Da Norimberga a Ratisbona

Qualche giorno fa scrivevo: “Sono a Norimberga. Bella città.”

Solito pauroso delirio di ogni città, per chi come me viene dal mondo sano e semplice del fiume; miseria e lusso, funzionalità e malessere insieme. Felicemente a volte.

Pensavo peggio: tutti mi dicevano male di Norimberga. Ha un’anima forte. Si comprende che ha sofferto molto, ed è un po’ matta.

Quasi rasa al suolo durante la guerra, tante industrie, sudore, Dürer, i ponti bellissimi, San Lorenzo e il suo portale affollato da mille sculture, vetro, hi-tech, led e la fontana delle tette (c’è n’è un’altra a Treviso, vicino a Venezia!).

La migliore metro (senza conducente!!) e rete di trasporti che abbia mai visto e percorso. Mi sono trovato, senza volerlo, nel red light district, tra donne indecenti, simpaticissime per altro, non per loro colpa ma per una società malata di indecenza.

Seduzione (se-ducere dal latino, condurre a se) che in fondo usiamo tutti, seppure con toni e modi differenti.

Est modus in rebus, c’è un modo nel fare le cose. E i modi contano.

(continua…)

 

Se pensate che questa sia una foto di venezia, ricredetevi.

Qui il mio amico Wolfgang mi aveva lasciato in buone mani (e per questo lo ringrazio) e Bernhard organizzato un’accoglienza straordinaria. Jürgen Hoh decide anche di offrirmi un posto nella sua bella casa a pochi passi dal Club.

Nel frattempo, Clodia riposa serena sotto la tettoia ottagonale, in attesa di piccole riparazioni che sto portando a termine, simbologicamente protetta dai numeri 4 e 2 (vedi Kabala).

Dopotutto, qual’è la forma geometrica più usata per i battisteri?

Il giorno dopo Jürgen ci invita a colazione (dopo una prima notte trascorsa nello spogliatoio del Kanoe Club, con fuori il diluvio universale), e lo farà ancora per tutta la nostra banda, destinata ad accrescersi sensibilmente nei prossimi quattro giorni con l’arrivo di nuovi amici.
Che lusso, e che colazione!

Andiamo ad incontrare la vera birra di Bamberga, quella affumicata che sa quasi di prosciutto, servita a temperatura ambiente o, meglio, di cantina. Terribile e anche dannoso per lo stomaco l’uso di servire la birra ghiacciata!

Perdonatemi amici americani, sapete quanto vi ho nel cuore, ma questo è davvero un brutto modo di bere la birra, e che ci costa un sacco di energia. Alla birreria Schlenkerla ci ritroviamo con Berhard, ben due Jürgen ed altri amici locali.

L’atmosfera è tipicamente Frankonian: questo edificio era un monastero ed i monaci producevano qui la birra. Si mangia tanto e si beve di più. Bene.

Jürgen Hoh mi porta subito a comprare una bandiera della Franconia, quella che ho della Baviera non va bene. Siamo in Baviera ma prima e soprattutto siamo in Franconia. Non si scherza su questo! Incontro anche il sindaco (Bürgermeister), simpaticissimo, in tenuta da ciclista, davanti ad una buona birra, natürlich!

Ci diamo appuntamento per l’indomani mattina alle 11 all’ufficio del turismo. Nel pomeriggio… sorpresa. Un giro in gondola a Bamberga

 

Un’anima Veneziana in Franconia?

Jürgen Riegel, “Gondoliere von Bambergsi è innamorato delle gondole e ne ha portata qui prima una e poi un’altra. Lui ha un negozio a Bamberga ma per tante ore al giorno preferisce vogare. E lo fa bene,  contro una corrente mica da ridere.

Sono emozionato e non posso resistere: chiedo a Jürgen, durante il giro lungo i canali che gentilmente ci offre, di portare la sua gondola. Sono felice e incredulo. Cedo il remo a Jürgen per la virata sotto una cascatella. La gondola è lunga quasi 11 metri e non vorrei rovinargli il “ferro” a prua.

La sua amica Erika ci offre a bordo una splendida torta. Andemo fioi! (Andiamo ragazzi in Veneziano). A letto, esausto dormo, come un ghiro, nel primo letto vero dopo quattro mesi (fatte salve le pause per i controlli medici).

Al mattino mi cimento in una grande ed entusiasmante pedalata con Jürgen, della quale potete vedere il video che ho pubblicato su Facebook cliccando qui. Al ritorno piove: con Paolo incontriamo Anna-Maria Schülein, capo dell’ufficio marketing e relazioni pubbliche dell’ufficio del turismo.

In perfetto italiano, Anna ci racconta delle politiche sulla gestione del turismo di Bamberga, privilegiando la qualità rispetto alla quantità (seppur due milioni all’anno di visitatori non siano un brutto risultato). Infatti non si sente quell‘impatto volgare del turismo di massa, delle mandrie di corpi incoscienti, “consumatori all’estero”, che snobilitano i bei luoghi di tutto il mondo.

Il turismo può distruggere il paradiso diceva qualcuno. E può salvare dall’inferno, aggiungo io, se ben gestito. Cosa non facile, ma nemmeno impossibile. Perdonatemi la banalità. Bamberga docet. Chapeau! Il sindaco non può venire ma Anna è fantastica! Grazie! Riceviamo un bel gagliardetto della città con dedica del sindaco.

Mi dimenticavo di dirvi che Massimo ci ha lasciato: è stato grande! Un vero nuovo marinaio, pieno di energia e sempre pronto ad imparare (velocissimo) cose nuove. Grazie Massimo, a presto.

Paolo arriva dall’Italia, si riprende Massimo e ci riporta Nicola, il nostro primo regista.

L’anno passato ci aveva donato il suo lavoro, in tempi veramente duri. Lunghe attese per le mie condizioni di salute, con un finale che poteva essere definitivo. Sono molto affezionato e grato a Nicola per la sua fiducia e il suo lavoro, oltreché per la sua amicizia.

 

Uno sguardo piò ampio…

Jürgen Hoh si fa dare le chiavi della bellissima torre e possiamo vedere Bamberga “from above”: è splendida, ricca di acqua e di bellezza.

E la bellezza salverà il mondo? E l’acqua? E chi salverà l’acqua? L’attenzione? L’impegno richiede attenzione, l’attenzione richiede impegno… Ricordate…??

A Bamberga c’è impegno e c’è attenzione, mi pare.

Jürgen Hoh sicuramente si impegna, ed è attento. Ci guida, ci racconta mille cose interessantissime di Bamberg e del RMDK, Il Rhein Main Donau Kanal, della sua origine, delle follie degli anni 70 e del tentativo degli anni ‘90 di renderlo più a misura di natura.

Grazie Jürgen, prezioso amico e guida. Vorrei che fosse con me, con noi nei prossimi progetti sui fiumi.

Che fortunati i suoi allievi!

Alla sera siamo ospiti nella splendida casa di Jürgen Riegel, che ci offre una bella cena, un fuoco splendido, nella sua corte con le vecchie pietre.

Barbecue Barocco, con amici che vanno e vengono tra cui Hans, cappellano delle carceri, e vogatore anch’esso

“Voghemo, voghemo, che el nostro onor xe scomenzà dal remo” (“Vogate, veneziani, perché la nostra gloria è iniziata dal remo”) si dice a Cannaregio, sestiere popolare e per questo potentemente nobile di  Venezia. Qui magari non è cominciato ma pare che il “voghemo voghemo” vada di moda lo stesso.

 

La lega Lago

Il giorno dopo arrivano i nostri grandi amici della Lago.

Silvio, che ci ha aiutato tantissimo nella costruzione e in mille altri modi, Nicola, marketing manager della Lago e ora anche in proprio con una sua company creativa (lui è stato  il principio della meravigliosa intesa con Lago, che mi ha regalato mille idee e iniziative, una beautiful mind che corre veloce, e avanti). Poi c’è Franchino, piccolo grande uomo, che ci ha aiutato nella costuzione, coraggioso e generoso, che si rivelerà grande rematore, e Carlos, dalla Colombia, ormai in italia da 13 anni, che parla veneto meglio di tanti autoctoni, forte e generoso. Anche lui non ha mai lesinato attenzione ed energia quando serviva aiuto con la costruzione della barca. Ed infine Andrea, il giovane nipote di Silvio, che porta la sua gioventù. Noi siamo tutti un po’ ciacoloni, io per primo, mentre Andrea ascolta molto. Sana pratica. Nella foto potete vedere da sinistra a destra: Andrea, Nicola, Silvio, io, Carlos e Franchino.

Grande festa insieme e cena con due nuove amiche musiciste, Viola e Vlade, sorelle, poliglotte e apolidi che ci deliziano con arie italiane e talento che ci introduce l’est ed il Danubio.

Al mattino abbiamo una visita organizzata con la direttrice del Museen Der Stadt Bamberg, Regina Hanemann, nel complesso palazzo e castello in cima ad uno dei sette colli di Bamberga.

Il museo è molto ben progettato e restaurato: offre una serie di mostre interessantissime e quella per la quale siamo qui è quella sulle acque di Bamberga, sul Reignitz e sul RMDK. Una mostra eccezionale, la migliore che abbia mai visitato per far comprendere l’importanza della relazione tra Bamberga e le sue acque: i lavori, i mestieri, l’articolazione e la stratificazione delle modifiche che la città ed il territorio hanno subito, orchestrato nei secoli.

Un Cranach tanto sublime quanto minuscolo fa parte della mostra, che è permanente e, se potete, non dovreste perdere. La mostra ha vinto diversi premi europei per come è stata organizzata. Un modello di una antica imbarcazione da carico mi affascina (con tanto di vele!! Grazie a chi mi diceva che sul Meno il passato non si usavano vele!!)

Penso alle immense e violente navi di oggi che purtroppo sradicano la vita essenziale del fiume per portare cose superflue per eccessivi consumi di noi umani tracotanti. Quanta fatica ma quanto rispetto, quanta arte della navigazione si possono ancora leggere in questo modello in legno. Non sic patres nostri!! Qui sì che forse la nostalgia ha un sano motivo di essere.

Che succede dopo? Bernhard, che è una guida turistica, ci regala un veloce ma intenso giro per la città: la Juden Strasse e le sue 11 fabbriche di birra (delle 65 della sola Bamberg fino al 1900!), i mulini, la vecchia chiusa sul RMDK, i giardini, le due residenze del cistercense capo. Tante e ricche informazioni, donateci con grazia e rara ironia.

Grazie anche a Bernhard, ci rivedremo presto! A piedi raggiungiamo lungo il Reigniz, canale veloce e pulitissimo, il Rudden Club di Jürgen Hoh, con bellissimo Biergarten.

Dopo una mangiata “frankonian style” compare, elegantissimo con le sue braghe bianche e la maglia del club Settemari di Venezia (di cui è socio), Jürgen con un altrettanto elegantissimo Pupparino, imbarcazione tradizionale Veneziana un tempo usata come alternativa alla Gondola, restaurato da lui stesso e che ha chiamato Pipistrello.

Facciamo una meravigliosa vogata controcorrente verso il regno della bellezza con una bella torta mangiata in un camping modello e approdo nei “laghi bianchi del silenzio” del fiume, in chiaro delirio da Stendhal-Conte (Paolo) Syndrome. Chi è appassionato della musica di Paolo Conte mi sarà solidale!

 

Alzaremi per i nostri amici!

L’ultima cena è una pasta al limone di Amalfi che preparo sempre a casa di Jürgen il gondoliere, con tutti i nostri amici straordinari

L’androne è pieno di biciclette, pronte alla partenza del giorno dopo. Siamo allegri ed io un po’ triste di lasciare Bamberga e queste persone, questi angeli.

Il mattino dopo si parte. Jürgen Hoh ci segue con il suo Kayak in tela degli anni sessanta, come quello donato al museo e che fa ora parte della mostra.

Dimenticavo che lui ha navigato, pagaiato in Norvegia e Groenlandia e altre parti del pianeta creando video molto belli e poetici.

“E alla chiusa successiva” (ormai siamo in tema musicale e mi viene un po’ in mente “Bocca di Rosa”) molti amici ci aspettano: Bernhard ci saluta dal ponte, due belle anime ci regalano mele e yogurth. Io ricambio con le dolci prugne di Jürgen gondoliere. Lanci di amicizia e cibo dall’acqua. Alzaremi, segno di rispetto ed onore, per Jürgen, e per Bamberga, fiera e ricca d’acqua.

E via. Le porte di Thannauser (festival della citazione oggi!) si chiudono e si parte verso Norimberga, a vela e contro corrente.

Il canale è più bello di quanto immaginato, con foreste e un cielo immenso. Silvio finalmente sale a bordo di Clodia, sua e di Roland. Capisce ora che è una grande piccola barca. Gli brillano gli occhi, è felice come me. Jürgen si allontana ma rimane nel cuore, e tutti gli altri con lui.

Gli altri ci seguono in bici percorrendo gli immancabili e meravigliosamente organizzati “bike path” lungo i fiumi e canali tedeschi. Nel frattempo si è unito a noi anche Stefano, un “marinaio per caso” che si è prenotato attraverso questo sito.

La sera ci fermiamo stanchi a Forcheim, sotto un ponte medioevale. Michael, amico di Marco, ci consiglia un bel ristorante in un vecchio mulino. Siamo ubriachi di vita, di acqua e un po’ anche di birra.

 

I guardiani delle due parole sacre

Il mattino si riparte. Abbiamo passato tanti ponti e tante chiuse, li sto contando: sicuramente ne ho perso qualcuno ma sono arrivato a 852 ponti e 333 chiuse passate. Oggi ne incontriamo però una che merita una storia. Si chiama la “Vaffanculo Schleuse” (chiusa, in tedesco).

La chiusa di Hausen, tra Bamberga e Norimbergaci aspettava…

Sono con Carlos in barca: giornata dura, acqua pesante, vento contrario, traino umano e pioggia. Arriviamo alla solita chiusa, dura, tutta di cemento, nessun segno di umanità. C’è, sul molo di cemento, un piccolo interfono per comunicare con la centrale, fatta per le piccole barche che non hanno radio, come Clodia.

Schiaccio il pulsante e dopo qualche tuu tuu, mi risponde solita voce tedesca. Io dico: “Eine rudden boot, direction Nürnberg, open bitte”. Silenzio… Ripeto… Parole in dialetto forse… Non ci capiamo.. Ripeto e aggiungo: “Keine deutsch.. no tedesco, sorry. La voce ritorna e mi dice: “Schleuse Vaffanculo!” Ma in tono quasi gentile e scherzoso.

Guardo Carlos, mi giro verso l’interfono e con il dito verso lui dico, anch’io in tono scherzoso, ma pronto ad approfondire il dialogo in maniera più colorita: “Schleuse Vaffanculo a YOU!!” Silenzio… Un rumore sordo… Acqua che sbuffa, l’immensa porta di 20 metri e mille tonnellate miracolosamente inizia a sollevarsi. Risate.

Il Vaffanculo Power, o forse la parola magica?? Entriamo nella chiusa, immensa, altissima da soli, a remi, cosa ufficialmente proibita. Che ci siamo imbattuti nei guardiani delle due parole sacre: Vaffa e ‘Ncul(visto che siamo in tema di citazioni ci stanno bene anche i Monty Phyton)?

Al mattino dopo saluti i tanti amici preziosi che stanno per partire. Grazie, mi mancherete.

Ora sono con Nicola a Norimberga. Domani si torna a navigare.

Giacomo

La sua amica Erika ci offre a bordo una splendita torta. Andemo fioi! A letto, esausto dormo, come un ghiro, nel primo letto vero dopo quattro mesi (fatte salve le pause per i controlli medici).

 

1199 Canale Carlo Magno – Da Schweinfurt a Bamberg

Partiamo da Schweinfurt, salutando a malincuore i nostri grandi e generosi amici Domenico e Raffaele.

Oggi c’è un bel vento che mi spinge, quindi parto a vela dal marina. Il tempo doveva essere brutto ma cambia idea e ci regala giornata splendida. 

Veleggio per almeno metà del tempo e passo le chiuse piccole e grandi (anche a vela, in entrata ed uscita). Poi il vento cala, lasciando spazio al sole e a un gran caldo.

Il Meno è ora in discesa (anche se non come corrente…) e la mia direzione  è sud-est, verso Istanbul insomma!

Dopo 22 km di belle foreste (tra i soliti vigneti, pecore, mucche e città belle come sempre) arrivo ad Haßfurt.

Mi accoglie una torre con le sua mura e le antiche case ben curate che trasmettono una sensazione di pace.

Entrando nel porto di Haßfurt, sotto un immenso mulino, mi raggiunge la barca di Fine e Massimo. Mi giro un attimo e sento un tonfo: è Massimo che vola in acqua. Non si fa niente e comunque il fiume qui è pulitissimo.

La sera andiamo a riposarci in un bel Biergarten sul Meno, dopo che mi sono preso cura di Clodia, che mostra i segni di alcune piccole battaglie, effettuando delle minime riparazioni.

La notte piove molto e al risveglio non mi sento bene. Sono intorpidito, stanco e dolorante: forse intossicazione? O semplice iperstanchezza?

Non riesco ad alzarmi e un mal di testa fortissimo mi tiene tutto il giorno disteso su Clodia. Non mangio quasi nulla.

Fine gentilmente cerca di passarmi del cibo dalla feritoia della tenda, ma proprio non ce la faccio!

Che brutta giornata. Piove, tuona, freddo, poi un caldo torrido e di nuovo freddo e vento. Ma passa e il giorno dopo, anche se molto debole, riparto. Remare è veramente dura. Il vento è contrario e forte, ma almeno c’è il sole.

Dopo 15 km sono letteralmente esausto. Senza cibo e senz’acqua in corpo. Passata la chiusa di Limbach mi fermo a riposare e bevo anche l’acqua del Meno grazie alla nostra Life Straw che filtra l’acqua. Ottima!

Dopo un po’ riprendo il viaggio: arriviamo a Eltmann dove abbiamo appuntamento con un giornalista del Fränkische Tag, il giornale di Bamberg. Arriva con un fotografo: mentre mi fanno le foto Fine chiede a tre ragazzi a bordo di un Jet Ski di prenderle per favore alcuni fogli caduti in acqua. I tre, affascinati, si rovesciano tutti insieme.

Karsten Becker, il giornalista, è piuttosto giovane. Sembra molto interessato e chiede di salire a bordo: sono felice di condividere e per alcuni chilometri rema con me.

Non ha mai veramente remato ma è bravo. C’è vento contrario ma Clodia fila. Dopo un po’ vedo un kayak proveniente dalla direzione opposta alla nostra che vira e viene verso di me: “Ma tu devi essere Giacomo!”. “Ja”, rispondo. Jürgen Hoh insegna geografia e inglese in una scuola a 30 km da Bamberg ed è uno degli angeli incontrati.

Si è fatto 17 km per venirmi a trovare, pensava che fossi molto più vicino a Bamberg.

Sembra che abbia 25 anni ma scopro che ne ha invece 43. In forma fisica pazzesca, sale e voga con Karsten, offrendomi di sostituirmi alla voga. La sua canoa va a traino di Serena.

Io mi riposo, ero veramente finito, e senza cibo. Andiamo: Bamberg dista ancora 15 km e io non pensavo di farcela.

Grazie a questo riposo di 4 km mi rimetto in sesto e dopo l’eroico Karsten e le sue mani con le vesciche salgo a bordo con Jürgen: filiamo come treni.

Minaccia tempesta, poi alla ultima chiusa sul Meno, prima di Vereith, piove. La chiusa si apre in fretta per noi, mentre con Jürgen ci facciamo un cappuccino sotto la pioggia. Lui è fortissimo e rema molto bene.

Teniamo duro e arriviamo al km 384 del Meno. Il fiume per noi finisce ed entriamo nel Main-Donau-Kanal (canale Meno-Danubio), che scorre per 171 km da Bamberg a Kelheim dove ci si immette nel Danubio. Quest’opera (anche chiamata canale Ludwig, canale Europa o più semplicemente Nuovo Canale dai locali!) ha una storia affascinante.

Il primo a voler collegare Meno e Danubio fu nientepopodimeno che Carlo Magno che secondo i recenti studi diede il via nel 793 agli scavi della Fossa Carolina (Karlsgraben), abbandonata poco dopo a causa di pesanti piogge e problemi geologici. Oggi, solamente 5oo metri dell’opera originale sono ancora visibili.

Per la ripresa dei lavori fu necessario attendere la prima metà dell’ottocento, quando il re Ludovico I di Baviera (Ludwig, da cui appunto un altro nome del canale) commissionò all’architetto Von Pechmann la prosecuzione degli scavi, portati a termine nel 1846 con un collegamento navigabile tra Bamberg e Kelheim.

Il canale era però troppo stretto e l’avvento della ferrovia prima e del trasporto su strada poi lo resero obsoleto, portando ad una diminuzione progressiva del traffico fino al suo abbandono definitivo nel 1950, nonostante vari tentativi di rilancio e la pianificazione di grandi progetti. Nel 1960 la Repubblica Federale di Germania e la Baviera ripianificano la costruzione delle opere di allargamento e danno il via ai lavori.

Dopo ben 32 anni di attività e varie interruzioni dovute a motivi di carattere politico ed ambientale, il 25 settembre 1992 si tiene l’inaugurazione ufficiale.

Sono passati 1199 anni dai primi scavi!

Procediamo col buio e la solita storm lamp, arrivando a Bamberg verso le 9 e mezza di sera.

Siamo ospiti al Bamberg Faltboot Club di Jürgen.

Mettiamo Clodia su un carrello e aiutati da tutti, anche da Bernhard già conosciuto a Volkach, ripartiamo con le ruote sotto. Il tragitto è breve e Clodia viene sistemata sotto una tettoia ottagonale per alcune riparazioni ancora da portare a termine.

Poi ceniamo a pane, coppa, salame e birra, nella città che aveva fino all’ottocento 65 birrerie e dove fino a pochi anni fa il consumo pro capite era di 440 litri all’anno. L’acqua non si beveva. Una ospitalità meravigliosa che sarà solo l’inizio di quattro giorni meravigliosi in una città meravigliosa. Ma Bamberg merita un capitolo a parte.

A presto.

Giacomo

 

Franconia mia – Da Würzburg a Schweinfurt

Questa meravigliosa foto, scattata da Holger, rappresenta il nostro arrivo ad Ochsenfurt, ed è un’ottima immagine da cartolina per presentarvi la Franconia.

Ma andiamo per ordine, riprendendo dal nostro soggiorno a Würzburg: la porta d’Oriente, per me. Città dove Giambattista Tiepolo, un Veneziano di adozione come me, arrivò nel 1751, via fiume e carrozza, e per due anni al servizio del vescovo principe realizzò forse il più bell’affresco della sua vita.

La Residenz è una “tortona” impressionante per dimensioni e lavoro eseguito.

Completata nel 1744, fu progettata dal grande Balthasar Neuman, architetto (militare per necessità) nonché grande erudito e uomo intelligente, che qui si mise al lavoro bene.

Johannes Engels, assessore alla cultura di Würzburg, ci dedica il suo tempo e la visita con guida ai grandi ambienti del vescovo viveur (il cui nome era Johann Philipp Franz von Schönborn, tanto barocco quanto il suo palazzo!). Gli affreschi di Giambattista Tiepolo e suo figlio Domenico sono veramente magnifici: valgono una visita se siete da queste parti.

Poi facciamo un salto al vecchio bacino di carenaggio trasformato in uno splendido palco sull’acqua, per celebrare la seconda edizione di questo festival musicale.

Il pomeriggio ci regala momenti di mélange tra pop, jazz, elettronica e sinfonica.

Würzburg per noi è stata vita intensa. Interviste, video report (come quello di Sat1 dove, natürlich, esordiscono con “’O sole mio” come sotto fondo), lavoro, visite e amici, tanti.

Joachim, il proprietario del marina, ci regala un soggiorno bellissimo nel suo porto, sotto il Lowenbrucke, il ponte dei leoni, e ci offre una cena nel ristorante del marina stesso.

Enrico ci lascia per riprendere il suo viaggio in bici che da Glasgow lo porterà in Ucraina, dopo poco remo e tanto motore sulla barca del filmmaker. Forse noia. Lo capisco. Alla prossima Enrico e grazie per essere stato con noi.

Würzburg è splendida, non ve la perdete, è un castello bello tra le vigne. E c’è davvero. Ma la Franconia intera (Franken suddivisa in OberFranken, UnterFranken e MittelFranken), parte della Baviera, è un capolavoro dove natura lavoro dell’uomo e storia si sono messi insieme di buzzo buono.

A Sommerhausen, delizioso borgo medievale sulle rive del Meno, circondato da vitigni infiniti, incontriamo Peter, artista artigiano orafo, amico di Bea, la nostra migliore e più fedele fan, che vive a Montalto in Liguria, e che mi ha ospitato con suo marito Dieter, l’inverno scorso. Bella persona che mi introduce a belle persone.

Peter ci presenta a sua volta Herr Steinmann, erede di una famiglia di viticultori fin dal 1913, che ci propone una scala di bianchi da far piangere lacrime alcoliche (e di gioia) il compianto Veronelli. Müller-Thurgau, Sylvaner, e un Secco (da Prosecco, denominazione che non possono ovviamente utilizzare) che mi lascia senza parole ma con tanta poesia in bocca.

Scendiamo in una “cave” (cantina in francese) che mi sembra un “caveau” (di banca): 12.000 bottiglie da collezione, molte nella tipica bottiglia a fiaschetta.

Poi saliamo sulle colline e incontriamo un “ciabot” (piccolo casotto tra le vigne, in Piemonte) dove due simpatici ed arzilli coniugi si godono un panorama da padreterno sui vigneti, tra i vigneti e sul Meno. Avevano letto del nostro viaggio sul giornale e si ritrovano Man on the River direttamente tra le scatole.

La signora mi aspetterà il giorno dopo sulla riva e mi saluterà con affetto seguendomi per un paio di km in bici.

Che persone belle qui. Sane! Fiere della bellezza del loro territorio e consapevoli dell’importanza della sua tutela. I percorsi in bici sono tutti segnalati e riportati sulle guide. Si possono anche trovare una miriade di B&B, Biergarten e ristoranti che servono cibo buono a prezzi equi. Si vive bene. Intellegenti pauca. La partenza da Würzburg, dopo 4 giorni di pausa  per gli incontri, tanti, è dolce. Dopo nemmeno due km la Strompolizei si accosta, rallenta e Werner, un simpatico omone, mi offre un gran tiro di 6 km.

Tutti pensavano ad un arresto e mi chiamano spaventati, Holger per primo, che è di nuovo a bordo con noi. Io li tranquillizzo e mi sparo 18 km di volata, a vela e remi tra le vigne.

Un sogno per un piemontese originario (bastardo vichingo e siciliano naturalizzato veneziano) e non ero ubriaco! A vela tra le vigne! Non ci posso credere!!

Da noi solo dopo una dozzina di bottiglie, e di quelle buone, puoi veleggiare tra le vigne.

E così tra sogno o son desto, vento e remi, nuvole e sole, i saluti cari della signora del “ciabot” di Sommerhausen e dei tanti ciclisti che ci conoscono dagli articoli e dai report, arriviamo a Ochsenfurt. Altra, manco a dirlo perla del Meno.

Qui ci aspetta Irene, la sorella di Peter. Donna affascinante, ricca di cultura e grande curiosità. Che ha trasformato due ruderi in dimore veramente suggestive, creando dalla sua passione un B&B che regala emozione e bellezza. Sono felice di fare un po’ di pubblicità, una volta tanto: Kolpingstrasse 18/20, Ochsenfurt – info@rezzo.info

Nel marina del porto un omone vichingo, Matthias, ci accoglie e quando gli diciamo che veniamo da Londra e stiamo andando a Istanbul ci dice, con nonchalance, “gut” e poi “il distributore di birre è là a destra”, come se gli avessimo detto veniamo da dietro l’angolo!

Matthias è così ma è un omone dal cuore grande e ci coprirà di regali alla nostra partenza: un vassoio di Jagermeister che non fa scivolare i bicchieri e un boccalone di birra con i 50 anni del circolo di Ochsenfurt. Grazie Matthias.

Ochsenfurt è speciale, e non ci siamo ancora abituati a tanta bellezza. Vediamo vacche di un artista dappertutto, in un paese senza mucche e architettura solida e bella.

La sera siamo ospiti di Irene, con cibo super. Scopriamo poi una vecchia scuola dove un gruppo di amici, che anni prima era andato a piedi lungo la via Romea (che passa da qui e da Chioggia, per poi raggiungere Roma) sta preparando una sorpresa ad altri amici italiani che arriveranno a Ochsenfurt tra poco.

Stanno preparandosi a cantare “Romagna mia”, e ci invitano per un parere “italiano” al dopo cena quando l’avranno imparata, con teutonica determinazione. Ce la faranno!! E bene: registriamo con Paolo il memorabile momento. Commozione, tanto che Paolo stesso, che normalmente inorridisce al sentirsi definire romagnolo (lui è emiliano doc, di Bologna) si dichiara impunemente figlio di Romagna. Ma per questa sua bugia da emozione lo perdoniamo tutti.

Il giorno dopo arriva il sindaco, Rainer Friedrich, che come un padre parla dei suo cittadini e dei problemi della città. Il ponte per esempio, ancora incompleto dopo i cedimenti della parte nuova.

A fianco del ponte c’è un ferry, nato da una iniziativa privata, si chiama NIXE, e arriva da Rotterdam.

Un gruppo di amici, visto il protrarsi dei lavori ha deciso di comprarlo e gestire il servizio. Conosciamo così Gerhard Meissner, uno dei promotori che ha partecipato anche al viaggio da Rotterdam a Ochsenfurt.

Bellissima iniziativa che permette ai tanti cittadini ed ai ciclo turisti di raggiungere le sponde opposte. Caronte di anime ciclodotate. Amo i ferry come sapete. Non amo i ponti.

Il giorno stesso, coperti di regali dal sindaco, da Matthias, da Gerhard che ci regala il libro della sua avventura sul Reno e sul Meno con NIXE, ripartiamo. La corrente è meno forte ma sempre importante. E i remi, come ali mi portano su queste acque potenti. Sono solo a remare: la sera stanco e bagnato per le continue pioggerelle mi fermo con Paolo, Massimo ed Holger a Marktbreit.

Cerchiamo un posto per mangiare qualcosa dato che i nostri pasti sono quasi sempre… uno. Il paesino è, tanto per cambiare, molto ma molto bello. Mura con acqua intorno, architettura solida e rinascimento severo con qualche tocco di italianità. Le pizzerie e Eis Cafè, anch’essi italiani, non mancano mai, ma sono chiusi. Si vedono ancora i bastioni che proteggevano il porto. Ora c’è un parcheggio, le auto sono più importanti.

Dimenticavo, due gentili signori ci invitano a sostare gratuitamente nel locale marina. Poi facciamo un bell’incontro: una signora, volontaria che lavora su NIXE, passando con il marito ci riconosce e si ferma a chiacchierare. Il consiglio che ci darà ci porterà a conoscere una storia interessante, quella dei soldati di Marktsteft alla guerra civile americana. Grazie.

Saliamo lungo una bella via e troviamo un ristorante tipico gestito da un regista che ha girato un film su una storia molto commovente e triste. “Solo”, così si chiama il regista ristoratore, ci offre un delizioso pranzo ed inizia a raccontare.

A Marktsteft, qualche km dopo Marktbreit, c’è un vecchio porto, affascinante. Con una storia da spezzare il cuore. Un gruppo di poveri abitanti del luogo, circa 400, vennero scelti come aiuti da inviare alle truppe del nord durante la guerra civile in America nel 1861-65. Molti di essi morirono durante il viaggio lungo e pericoloso, e di essi solo 8 ritornarono a Marktsteft. Il film che Solo mi regala è una parodia di questa tragedia.

Lasciamo Solo, così gentile con noi, ed il porto affascinante, ancora con una cima di ormeggio lasciata pendere solitaria sotto alle bandiere. Silenzio e verde, bellezza e tristezza. Toccati nel cuore. Dopo soli 6 km ci attende un altra perla della Franconia: Kitzingen.

Arriviamo nel marina locale, ospitati da Matthias (un altro), gentilissimo, ex responsabile per tutti i giardini della città nonché velista. Abbiamo appuntamento per una intervista alla direttrice della mostra Natur in Kitzingen, Frau Christina Zauner.

La mostra, che è costata 12 anni di preparazione, illustra tutto ciò che è possibile fare in un giardino, oltre che i nuovi (e vecchi) metodi di coltivazione sinergica, biodinamica, permacultura etc etc. Veramente interessante, è visitabile fino al 21 agosto 2011.

Dopo la mostra via di corsa, dobbiamo incontrare un pescatore, di quelli che qui si passano dal medio evo l’arte, senza via di fuga. Gestiscono la pesca, i permessi e tutto ciò che avviene sul fiume, e funziona.

Bernhard Ziegler, un simpatico uomo sulla cinquantina in super forma, è un fiume di parole. Si fa chiamare Bernardo e ci invita a casa sua, raccontandoci i problemi del Meno. Le solite pietre, la corrente troppo veloce, le grandi navi che fanno danni immensi, le centrali, le chiuse che hanno ormai trasformato il Meno in una serie di laghi, di Water Bodies, come li chiamano alla CIRF, dove l’interscabio della vita non è più possibile.

I salmoni ci sono, ma sono immessi e pochi. Le anguille stanno scomparendo così come molti altri pesci. A me sembrava un fiume vivissimo ma Bernardo mi apre gli occhi. Lui sa, da generazioni, come funziona il fiume.

Usciamo in barca e ci mostra una bella “lanca”, un lago dove la riproduzione dei pesci è agevolata. Nella corrente forte ormai i piccoli avannotti non hanno possibilità di sopravvivenza. Triste. Comunque i lati positivi ci sono: l’acqua è sempre più pulita, quasi potabile e la gente inizia a capire i danni e a porvi rimedio. La natura è forte. Basta non offenderla e lei si mette al lavoro.

Grazie Bernardo. A presto su un Meno speriamo come un tempo, quando i tuoi avi pescavano grossi salmoni e storioni da 200 chili. Pescavano e proteggevano. Conoscevano i limiti.

Il giorno dopo arriva Maren: è una biologa marina con due splendidi e dolci occhi. Si prende un po’ di pioggia: non male per un reincontro con Fine dopo 7 anni. Sale anche a bordo di Clodia e mi racconta della sua vita in un’isola dello Yemen, Sokotra, per un programma di ricerca sui coralli. Peccato che sarà a bordo per così poco tempo.

Poco prima di una chiusa e nei pressi di un ferry, sento chiamare: “Giacomo, Giacomo”. Non vedo bene, mi avvicino a vela e chi ritrovo… Due vecchi amici conosciuti a Kos in un inverno passato a bordo. Sono Joanna e Marcel, da Colonia, che con Chulugi, la loro bellissima barca olandese, stanno navigando nel Mediterraneo.

Grande festa! Ci diamo appuntamento a Volkach per bere qualcosa insieme.

Così arriviamo, con Massimo a bordo, al famoso canale che taglia un meandro del Meno e ci farà risparmiare 10 km. Decidiamo per il taglio, a malincuore, data la bellezza del vecchio braccio del fiume, ma piove e siamo molto stanchi e bagnati. In teoria si dovrebbe transitare solo a rimorchio, ma io non lo so, il canale è deserto e Massimo è un vero vichingo.

In 45 minuti percorriamo i 6 km piatti del canale e arriviamo a Volkach poco prima del buio. Isso, come Moitessier, la mia Storm lamp, a petrolio, sull’albero di maestra per essere visto. Ma non c’è quasi nessuno.

Calo l’ancora. Il camping, manco a farlo apposta, si chiama Ankorplatz. Passiamo una serata di festa e Weizen con Marcel e Joanna. Stanchi e felici.

Al mattino visitiamo la città. Ancora bellezza e perfezione, ma non stucchevole.

La chiesa di Maria im Weingarten mi fa sorridere. Maria nelle vigne (davvero!): una splendida scultura di Tilman Riemenschneider, maestro scultore del legno, e bei dipinti.

Pace nella chiesa dei pellegrini: jacobweb, si chiamano in tedesco i cammini di pellegrinaggio. Vi ricordate il Jacob di Speyer: io anche, sono Jacob, di nome e di fatto.

Fine scopre una statua di San Bruno e accende un cero.

Torniamo su Clodia dove ci attendono Joanna e Marcel. Ci portano croissant, pane buono e marmellata di vino. Proviamo a remare, Marcel è bravo, poi issiamo le vele e ritorniamo.

Mentre preparo un caffè sul fornello di Lena, vedi chi mi spunta?? Wolfgang, un amico di Bamberg conosciuto a Venezia, che vive a Londra su Mouette, un vecchio e affascinante battello del lago di Neuchatel.

Wolfgang, che è matto da legare, trasportò la barca fino a Londra, una specie di Fitzcarraldo. Ora Mouette è ormeggiata all’Albert Bridge, Chelsea. Uno spettacolo: peccato che non sia riuscito a partire da li quest’anno.

Faversham era più urgente. Peccato che le cose non siano andate bene lì. Forza ragazzi. Si ricomincia!

Wolfgang è con Bernhard, suo vecchio amico, che si propone come nostro referente a Bamberg. Sono felice di questa sorpresa: mi hanno trovato seguendo il fiume, chiedendo allo Schleusemeister.

Ute e Nicole, in un meraviglioso caffè, ci offrono dolcezza e bellezza e mi regalano anche dolci speciali.

Douce (süß) Deutchland too! A presto!

E via si riparte. Densità da sette vite in un giorno. Da Volkach a Schweinfurt sono 27 km: sarà dura. Colpo dopo colpo, passiamo paesaggi incantati.

Incontriamo una spiaggetta meravigliosa! Mi fermo, pulisco la carena, mi lavo e ammiro.

Raccolgo mele dolcissime direttamente da Clodia, sul Meno. L’acqua è trasparente, mi sento un pioniere.

Poi vitigni, ferry boats, non ponti. Canottieri olandesi, canoisti mimetici, e altre amenità. Sogno. E remo. La stanchezza arriva, col caldo. Centrale nucleare, fabbriche rosa (!) e poi i km che non finiscono più.

In una  piccola chiusa dedicata alle barche piccole, mi dimentico che sopra Clodia c’è un ponte. Mentre l’acqua sale l’albero tocca. Sento strani scricchiolii ma tutto è (apparentemente..) a posto. Poi il mio sguardo si alza. Vedo un effetto anamorfico, all’Arcimboldo, l’albero stranamente curvo.

No! Paurosamente curvo!! Comprendo, mollo immediatamente il pulsantone rosso di immissione dell’acqua ma so che si spezzerà tutto. Attendo il botto e già penso a come ripararlo.

Ma no… si mollano i piccoli punti di bloccaggio: “craaack” e solo la punta dell’albero si rompe.

Un miracolo. Era piegato come una canna da pesca: incredibile. Grazie a Roland, a Nicolò a Diana che lo hanno costruito!! Ancora una volta una piccola disattenzione poteva causare un grandissimo danno. Attento Giacomo. Sempre!

Ripartiamo mogi, io in particolare. In un paio d’ore, dopo piccola sosta per verificare meglio i danni,  siamo finalmente a Schweinfurt, con tanto vento contro e caldo. Passata la chiusa, le istruzioni di Peter sono di trovare la pizzeria sul Meno e ormeggiare.

Ci attende Domenico Santoro, di Celie Messapica, in Salento, che ci darà una casa, il cibo fantastico della sua pizzeria e la sua generosità infinita. Domenico è un uomo che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Si è fatto veramente un gran mazzo per arrivare, ma ora ha uno dei più bei ristoranti della città, in posizione invidiabile, proprio sul Meno. Non sarà il mare del Salento ma è bello davvero.

Meglio di così non potevamo capitare. Se capitate da queste parti, venite a verificare da voi. Sua moglie Karoline, tedesca, è una donna molto forte e dolce, sempre presente. Si comprende, e Domenico lo dice, che senza di lei non sarebbe stato tutto così.

Arrivano poi Ernst e Ursula. Ernst è un artista molto interessante che intervisteremo il giorno dopo. Lavora sulla interculturalità, sulla negazione del concetto di confine territoriale, sull’ironia. Mi trovo molto nelle cose che dice e che fa. Mao e Do-Li (Dolly, il primo clone pecora): un capolavoro di ironia.

Ci ospiterà nella sua casa studio con terrazza newyorkese, raccontandoci una storia pazzesca della sua gioventù.

Trasportò su un treno 700 vacche incinte da Amburgo a Istanbul. Senza perderne nemmeno una! 4 settimane di delirio. Da film!! Che personaggio, che incontro!

Domani si riparte per Bamberg. Siamo a 333 di Meno su 383.

Grazie Bea, ancora grazie per averci introdotto questi amici… Sei il nostro angelo di Montalto.

Giacomo


P.S. : un grande abbraccio a Emanuele che come sempre corregge, dà’ forma e traduce i miei fiumi di parole, e a tutti gli altri ragazzi di Eden Exit che si occupano dei questo sito!!

 

 

 
 

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